|
Teresa Razzari è nata a Zerba il 11 febbraio 1912 - ha quindi compiuto da poco 93 anni. (colloquio marzo 2005) * signora Teresa, ci racconti un ricordo sulla vita di quand'era giovane, di un'usanza, di un ricordo, di un comportamento che si è perso ai giorni nostri, di cosa Le manca di più, giovinezza a parte. ( libera trasposizione del redattore, come logico, data l'età ) Tra le molte cose cambiate a Zerba, invecchiamento della gente a parte, è l'atmosfera nel paese che è cambiata. C'era più partecipazione ai problemi personali di ognuno, più solidarietà. Fermo restando che si è sempre litigato, anche per cose banali, però al momento giusto, una disgrazia, un problema di una persona diventava il problema dell'intero paese, meglio dire dell'intera frazione. Non a caso i conflitti tra le tre frazioni: Soprana, Lisamara e Lastana erano più aspri e sentiti di oggi. * ci racconti di una qualche usanza riferita al periodo pasquale appena trascorso e che oggi si è persa. Una usanza smarrita è quella del "michin" di Pasqua. Come tutti sanno, ogni famiglia si faceva il pane per conto proprio, che durava tutta la settimana, nel forno a legna che ognuno aveva dentro o fuori casa. Ebbene, nei giorni che precedono la Pasqua, si preparava un pane che all'interno aveva un uovo fresco, che durante la cottura diventava sodo, ed i ragazzi se lo mangiavano tutti insieme in compagnia, in casa ora di questo, ora di quello, ed era di buon augurio, una specie di portafortuna. * altri ricordi sul modo di vivere di allora ? I giovani di oggi non hanno nemmeno una pallida idea di quanto fosse dura la vita a quei tempi. Per esempio: quando era ora di tagliare il fieno sui prati del Lesima, gli uomini partivano la mattina che ancora c'era buio con in spalla la "criata" (la falce) e le donne, a casa, cocevano la polenta che le ragazze, non appena pronta e tagliata, in un tegame con il sugo, o con quel poco che c'era, partivano di buon passo, perchè la polenta doveva arrivare ancora calda agli uomini affamati. Finito di mangiare, mentre gli uomini continuavano nel taglio, le ragazze rastrellavano l'erba tagliata qualche giorno prima, ormai quasi fieno, e comunque pronta per essere portata in paese con il "gabbiùn" trainato dai buoi. * ma si lavorava e basta, o c'erano anche divertimenti per i ragazzi e le ragazze ? L'unico divertimento, oltre che andare sulle piazze a sentire i racconti, qualche volta un po' fantasiosi dei vecchi, o, d'inverno chiusi nella stalla, che era il posto più caldo dove si poteva stare in molti, l'unico divertimento, dicevo, era il ballo. Piffero e armonica, erano l'unica "orchestra" a portata di mano, ma spesso era una fatica anche andare a ballare, perchè si andava a piedi fino a Corbesassi, o addirittura al Santuario del Penice, e allora si partiva che era ancora notte, e ci volevano 4/5 ore di viaggio per arrivare. Potete immaginare in che stato si tornava a casa, quando non si riusciva almeno a passare la notte ospiti di qualche parente al Brallo o a Corbesassi. naturalmente i ricordi di nonna "Nan" non finiscono qui, ce ne sarebbe per scrivere un libro, ma noi lasciamo spazio ad altri che seguiranno. Crediamo che, alla, fine, messi tutti insieme, uscirà un bel spaccato di vita di Zerba "com'era" |
|
gli spazi bianchi sono per le pagine che andremo ad inserire in seguito d'autore o altro è pregato di comunicarcelo,nel qual caso,verificheremo ed eventualmente provvederemo a rimuovere il materiale in questione tempestivamente. |