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Le leggende nascono sempre da fatti storici e documentati. E' Storia naturalmente, che Annibale, dopo aver attraversato le Alpi, combattè e sconfisse i Romani, nella Battaglia detta "del Trebbia". Ecco come raccontano la battaglia gli storici romani Polibio e Tito Livio: Annibale aveva già sconfitto i Romani sul Ticino e gli stessi decisero di affrontare l'esercito Cartaginese proprio qui, a sud di Piacenza, colonia che essi stessi avevano appena fondato. Le Legioni del Console Publio Cornelio Scipione si erano ritirate sulla riva destra del fiume Trebbia, probabilmente sulle colline di Ancarano. Qui furono raggiunte dai rinforzi di Tito Sempronio, che, per una indisposizione di Cornelio Scipione, assunse subito il comando dell'esercito, composto da quarantamila uomini di cui quattromila cavalieri. I Cartaginesi, inferiori di numero, ma con una cavalleria più forte, si erano attestati sulle alture tra Tuna e Rivalta.. Era il dicembre del 218 a.C. Il Trebbia correva gonfio d'acqua. Di questa circostanza approfittò Annibale che, occupata un'isoletta in mezzo al fiume con la cavalleria Numida, prese a stuzzicare i Romani. Sempronio, con una decisione avventata, lanciò l'esercito contro questa avanguardia nemica, costringendo i suoi soldati, che erano a digiuno, a guadare in ordine sparso le acque alte e gelide. Sulla sponda sinistra si era intanto schierato il grosso dell'esercito Cartaginese, con al centro la fanteria ed ai lati gli elefanti e i cavalieri. Lo scontro, accettato in condizioni così difficili, fu disastroso per i Romani, attaccati tra l'altro alle spalle anche da un contingente di cavalleria che si era precedentemente nascosto in un bosco vicino. Le perdite Romane assommarono a ventimila uomini. Dopo questa vittoria, Annibale attraversò gli Appennini, non si sa in quale punto (e c'è chi ipotizza che abbia risalito il Trebbia ) apprestandosi a sconfiggere di nuovo i Romani nella battaglia del Trasimeno, aprendosi così la strada per Roma Lo storico G. Fontana ritiene che Annibale, dopo la vittoria del Trebbia, si sia portato a Bobbio e di qui sia salito verso il Penice ed il Brallo. Ancora oggi una vecchia mulattiera è denominata "strada di Annibale". Dal Brallo, il generale vittorioso seguito da una parte del suo esercito, sarebbe salito alla Cima Colletta dietro il Lesima e si sarebbe portato a svernare a Zerba. Anche G. Brizzolara è pressochè concorde con la summenzionata interpretazione storica, sostenendo che il condottiero fosse stato costretto a svernare a Zerba, località in cui poteva facilmente ricevere aiuti da Magone, altro generale Cartaginese, tramite i Liguri alleatisi nell'occasione ai Cartaginesi. I Liguri furono i primi abitanti della zona, stirpe che viene riconosciuta dalle fonti classiche e dagli storici moderni come la prima che vi abbia abitato e della quale si abbia memoria e che malamente si sottomise alla dominazione romana. Questa è quanto dice la Storia. Le leggende dicono che alcuni soldati di Annibale, disertori, oppure feriti al punto da non essere più utili al combattimento, abbiano fondato alcuni dei paesi della vallata; i nomi di alcuni villaggi e paesi della Val Boreca, oltre ad alcuni delle valli vicine, che richiamano il suono di città Cartaginesi parrebbero avvalorare l'ipotesi: Zerba per Gerba (isola di Djerba,nel Golfo di Gabes, di fronte alle rovine di Cartagine); Tartago per Chartago (Cartagine); Bogli per Bougie, e ancora: il Monte Penice richiama il nome latino dei Cartaginesi:"phoenices" ossia fenici. Si può anche ricordare che "Barca" era il nome della Famiglia di Annibale, ed in Valtrebbia, appunto poco lontano,esista il villaggio di Barchi, e che, etimologicamente, Carpeneto, altro paese della zona, significhi "casa dei Cartaginesi" (da car = casa o villaggio e phoenices = cartaginesi)
Ad ulteriore testimonianza, si deve sottolineare che una vecchia carta degli Stati Sardi cita la mulattiera che in cima di cresta porta dal Passo del Brallo a Cima Colletta, per proseguire fino a Pej, come la "strada di Annibale" Addirittura il nome del monte Lesima, che sovrasta sia la Valtrebbia che la Val Boreca, dovrebbe il nome al fatto che Annibale, risalendone i fianchi per decidere la strada da far prendere al suo esercito per l'attraversamento degli Appennini, si fosse ferito ad una mano e quindi in seguito a quel fatto derivasse il nome per assonanza, da "laesa manus" a Lesima.
Di certo, alcune armille, elmi e corazze dell'epoca trovati in alcuni scavi per costruzioni oltre ad una rara moneta Cartaginese, uno sciclo, ritrovata ad Arpe, sembrerebbero provare le ipotesi sopradescritte. |
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