Bartolomeo Rebolini è nato a Zerba nel 1938   (colloquio aprile 2005)

* caro Bertino, tu a Zerba sei un'istituzione, se non ci fossi bisognerebbe inventarti, sei anche in una età di mezzo, per cui ti chiederemo si, ricordi di gioventù, ma sei ancora abbastanza giovane per guardare al futuro prossimo. Cosa desidereresti fosse fatto a breve per Zerba.

Bel problema il come. Il cosa è presto detto: ci vorrebbe una trattoria, meglio se con alloggio. Bisognerebbe trovare un modo per far conoscere di più e meglio la nostra meravigliosa valle. Ci vorrebbero più iniziative, non solo da noi, ma in tutta la Val Trebbia per incentivare i giovani a passare le ferie nella zona. Se ci mettiamo nei panni di un giovane, perchè dovrebbe venire qui, che, obiettivamente non trova divertimenti di nessun tipo, a parte naturalmente i 15 giorni di agosto sulle piste da ballo del circondario, invece che andare al mare dove il divertimentificio funziona alla grande?

* accantonati i problemi sul futuro che competono, fortunatamente, ad altri, faccio anche a te una domanda che si ripeterà per tutti coloro a cui andremo a rompere le scatole in seguito. C'è una tradizione, una cosa che ricordi con piacere, di quand'eri giovane e che oggi non esiste più?

Ho letto con piacere quanto ha ricordato la "Nan" (Teresa Razzari) sul "michin" di Pasqua e vorrei aggiungere anch'io un ricordo riguardante la Pasqua. Intanto voglio dire che il "michin" non veniva fatto come il pane normale, ma veniva più o meno condito, secondo le possibilità della famiglia che lo faceva, (erano tempi grami, per la guerra e altro), ma veniva anche decorato, tagliando i bordi della "micca" con una forbiciona, che cocendo formavano decorazioni tutto intorno.                    Il giorno del Sabato Santo, dopo la Funzione appunto del Sabato Santo, quando il Sacerdote chiudeva con un rimbombo il libro appena letto, i ragazzi correvano fuori di Chiesa e al grido "mazza i Giudè" percuotevano, con dei bastoni  che si erano naturalmente preventivamente preparati, grossi sassi a tutta forza, ed era una gara a chi fracassava per primo il bastone picchiando più forte. Alla fine i bastoni che metaforicamente avevano ucciso gli Ebrei che avevano crocefisso Gesù, venivano immersi in un contenitore d'acqua che veniva poi benedetto dal Sacerdote. Naturalmente il comportamento non è assolutamente da intendere come "antiebraico" o addirittura razzistico, semplicemente era un modo semplice, eseguito da gente semplice, per punire coloro che avevano ucciso il Cristo. 

Ringraziamo Bertino, il quale avrebbe molti altri ricordi da esporre, ma siccome è nostra intenzione far parlare quanta più gente possibile, lasciamo che altri ci raccontino i loro, che sono poi quelli di tutti coloro di pari età.    

 

 

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