Percorrendo la strada provinciale che si stacca dalla Val Trebbia, Cerreto è il primo villaggio che si incontra dopo solo 4 chilometri.

Quasi appoggiato ad un bosco di castani che da Cerreto (altitudine mt. 562 ) si estende giù fino sulle rive del Boreca, questo bosco purtroppo ignorato, insieme al relativo sottobosco particolarmente ricco di funghi, è uno dei migliori e più caratteristici di tutto l'Appennino.

Come per gli altri villaggi della Val Boreca, anche di Cerreto - nome abbastanza ricorrente nell'Appennino settentrionale - non si conoscono le origini e, stando alle leggende raccontate, pare che i primissimi abitatori fossero degli sbandati che, in caso di pericolo, trovassero rifugio nel fitto sottobosco già citato.

Se questo sia vero non possiamo saperlo, tuttavia è assai probabile che un primo nucleo abitato con costruzioni di sasso del tutto simili a quelle che ancora oggi possiamo vedere, sia sorto intorno all'ottavo secolo e ciò lo si attribuisce in gran parte all'esistenza di questo bosco che per secoli ha rappresentato una delle maggiori sue risorse.

       

Tuttavia le notizie più attendibili risalgono ai tempi dell'infeudazione Malaspiniana. La posizione di Cerreto all'imbocco della valle - quasi per controllarne l'accesso - e la sua relativa vicinanza al castello di Zerba, starebbe a dimostrare lo stretto rapporto esistente tra questo villaggio ed i Malaspina di Zerba.

In occasione delle visita pastorali effettuate da Mons. Carlo Settola negli anni 1655 e 1688 risulta che a Cerreto vi fossero, nella prima 16 fuochi ( ogni fuoco corrispondeva grosso modo ad un gruppo familiare) e nella seconda 19. In quel tempo la frazione era feudo dei Marchesi Gian Maria e Oliviero Malaspina di Pregola, del Marchese Carlo Maria, sempre Malaspina e dei Marche si fratelli Pietro e Francesco di Pozzolo.

          

La chiesa di Cerreto, con decreto del Vescovo Mons. Volpi in data 17 luglio 1723, venne dichiarata succursale.

La chiesa, che in origine era ad una sola navata, venne successivamente ampliata con l'aggiunta delle due navate laterali, ed ancora oggi è l'unica chiesa della valle a tre navate. Ha come patrono S. Rocco la cui ricorrenza viene celebrata il 16 agosto.

Eletta a parrocchia nel 1926, le vene aggregato Tartago con il relativo oratorio dedicato a S. Giovanni Battista, provvedimento questo che venne accolto con scarso entusiasmo dagli abitanti di Tartago.

        

Attualmente Cerreto, malgrado lo spopolamento subito come tutti i villaggi della valle, si presenta come un paesino pulito ed ordinato, che ha conservata immutata la sua semplice fisionomia architettonica di stile prettamente rustico-montano.

Per iniziativa di alcuni giovani, la parte alta del bosco di castani denominata Canevà è stata attrezzata a parco giochi per bambini, oltre ad una pista da ballo per poter festeggiare degnamente il Santo Patrono.La brillante opera ha permesso di poter utilizzare e nello stesso tempo valorizzare questa parte che, altrimenti, avrebbe subito la medesima sorte di abbandono in cui purtroppo versa tuttora il restante del bosco.

 

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